La regia di Jacopo Fo è teatralissima e ricca di inventiva, e riesce a strutturare i due divertissement nei possibili punti in comune mantenendo tuttavia le differenze di carattere drammaturgico. Fo parte dall’assunto che in ognuna delle due composizioni la coppia protagonista viene “diretta” nelle proprie azioni da un terzo incomodo, il telefono nel primo caso e il servo Vespone nell’altro, che vengono quindi messi al centro dell’azione. In The Telephone accade con la visione delle varie telefonate ad opera di uno strepitoso Mario Pirovano che appare in scena dentro una cabina telefonica truccato dagli interlocutori di Lucy mentre parlano con lei (l’amica Margaret, in particolare, è di una comicità irresistibile nel trucco e movenze da zitella pettegola), mentre ne La serva padrona con la presenza dietro i personaggi di Vespone (sempre un bravissimo Pirovano) che sembra quasi guidarli e dirigerli. Cosa che diventa ancora più evidente quando manovra delle marionette con le sembianze dei personaggi durante l’azione, che poi nel finale diventano gigantesche e impersonate da figuranti.

Di Domenico Ciccone, la recensione si riferisce allo spettacolo del 23 ottobre 2021.

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